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Biografia

IPPOLITO SCALZA (1532-1617) - Un architetto scultore nel solco di Michelangelo

Ippolito Scalza nacque ad Orvieto nel 1532 da Francesco, un muratore; la sua attività professionale è documentata per la prima volta nel 1554 al servizio della Fabbrica del Duomo, come collaboratore di Simone Mosca e di Raffaello da Montelupo nella realizzazione della cappella marmorea della Visitazione. Nelle sue opere di scultore e architetto è ben ravvisabile l’influsso diretto dei due artisti fiorentini, specialmente del Montelupo che aveva lavorato con Michelangelo a Firenze nella Sagrestia Nova (Tombe Medicee) e a Roma in Castel Sant'Angelo. Da Michelangelo, Scalza comprese quel metodo compositivo in cui venivano esaltati gli elementi che filtravano l'architettura attraverso una visione scultorea, fatta di drammatiche intersezioni di campi di forza. Nel 1567, alla morte di Raffaello da Montelupo, Scalza gli succedette come capo-maestro dell’Opera del Duomo: vi lavorò per cinquant’anni esatti, fino alla morte avvenuta nel 1617.

La sua fortuna come scultore è legata alla fama della Pietà nel Duomo di Orvieto, il gruppo marmoreo che scolpì da un monolito nel 1578, e del San Tommaso, la statua dell’apostolo-architetto (1587) che reca le sue sembianze. Ricoprì frequentemente anche cariche pubbliche in Orvieto, da dove non si allontanò mai se non per brevi periodi: a Montepulciano per la costruzione del duomo, a Todi per portare a compimento le due grandi chiese a pianta centrale, il Tempio della Consolazione e il SS. Crocefisso, ed a Acquapendente dove suo è il palazzo Viscontini. Fu anche un ottimo rilevatore e cartografo: da questa attività scaturisce la veduta topografica di Orvieto (1564).

Nello stesso 1567 è documentata la sua prima impegnativa opera nel campo dell'architettura civile, il palazzo Clementini; ma in pratica concentrò con umiltà i suoi impegni a servizio della Cattedrale e della città. Fedele a questo ideale di vita e di professione, Scalza accettò i salari minimi delle pubbliche amministrazioni e i pagamenti spesso in natura di altri committenti, ma soprattutto accettò di buon grado di completare le opere di altri architetti senza stravolgerne l’impronta (Palazzo Marsciano, S. Lorenzo in vineis e Palazzo Monaldeschi, iniziati rispettivamente da Antonio da Sangallo il Giovane, Raffaello da Montelupo e Simone Mosca). Non vide completati molti suoi progetti: quello per l’interno del Duomo, per la facciata del palazzo Comunale e per tanti altri edifici come il palazzo Clementini o la chiesa dell'Annunziata. Riuscì a integrare in un’architettura unitaria molti suoi interventi effettuati su strutture pre-esistenti (palazzi Clementini, Buzi, Caravajal), oppure le rinnovò, “modernizzandole” con l’uso di stilemi rinascimentali, come accadde per il suo progetto per il palazzo Comunale.

Come architetto, Scalza si mantenne coerente a una personale logica compositiva: ai modelli manualistici codificati dalla Maniera preferì il “fare architettura” dall’interno, seguendo in questo la via aperta da Michelangelo: analizzare gli elementi costitutivi dell’ordine architettonico per ricomporli insieme in senso scultoreo, cioè immaginandoli sottoposti a campi di energia che scaturissero dalla massa muraria stessa. Un metodo che fu poi fatto proprio dai grandi architetti del Barocco.

Molte sono ancora le incognite da affrontare per comprendere a fondo la personalità di questo grande e misconosciuto artista, a 400 anni dalla sua morte: Ippolito Scalza, un orvietano nel solco di Michelangelo.

 

BIBLIOGRAFIA GENERALE

Perali, Pericle, Orvieto. Note storiche di topografia e d'arte dalle origini al 1800, Orvieto 1919, ed. anastatica Roma 1979, pp. 204-237.

Bonelli, Renato, Ippolito Scalza Architetto, in Atti del II Convegno nazionale di Storia dell'Architettura (Assisi, 1-4 ottobre 1937), Roma 1939, pp. 283-296.

Bonelli, Renato, Conclusioni critiche sullo Scalza architetto, in «Bollettino dell'Istituto Storico Artistico Orvietano», IV (1948), n. 1, pp. 1-9.

Satolli, Alberto, Per Ippolito Scalza, Rimini 1993.

Cambareri, Marietta - Roca De Amicis, Augusto, Ippolito Scalza, Perugia 2002.