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19. Palazzo Guidoni

Come in altri prospetti di palazzi, anche in Palazzo Guidoni, Ippolito Scalza impernia la sua progettazione sul fattore scultoreo: usa un segno particolare, il frontespizio del portale e delle finestre interrotto dal motivo della conchiglia (che ritroviamo anche al piano nobile di Palazzo Clementini, n. 9). Per dare maggiore valenza ascensionale, innalza il timpano triangolare delle finestre con un artificio, inserendo cioè un triglifo che funge da mensola. Ecco uno dei temi cari allo Scalza: forzare gli elementi canonici e dar loro un valore diverso per creare modalità nuove, riuscendo in questo modo a conferire qualità ad un episodio architettonico non altamente rappresentativo (mancano ad esempio i cantonali bugnati) e di dimensioni abbastanza ridotte. Il peso architettonico dell’immagine del palazzo è quindi interamente affidato alla qualificazione plastica delle mostre del piano terreno, ben diversa dalla semplificata definizione dei livelli superiori: scelta forse determinata dalla volontà di proporre all’altezza degli occhi dell’osservatore gli elementi di spicco dell’intervento.

Il prospetto su corso Cavour, con tre assi di finestre e tre livelli, è articolato in orizzontale da una fascia marca-davanzale sul piano nobile, decorata con un motivo a onde (che si interrompe abbastanza incongruamente a livello del parapetto in ferro battuto del balcone), e da un cornicione con mensole. Le finestre a conchiglia sono molto ravvicinate al portale: nel palazzo, sul lato sinistro vi è una bottega con ingresso ad arco (oggi Farmacia), mentre a destra termina subito dopo la finestra. Le finestre sono inginocchiate, cioè supportate da due mensole laterali.

Il motivo portale-balcone segue il criterio compositivo che compare nella realizzazione analoga di Palazzo Buzi (ora rimontato nel Palazzo Gualterio, n. 11), cioè la sovrapposizione di paraste al bugnato rustico, che portano i mensoloni esterni a voluta che a loro volta reggono il balcone, diversificati nettamente da quello centrale che nasce direttamente dal concio di chiave dell’arco. I due mensoloni laterali sono scultoreamente scavati, quasi ad indagarne la struttura interna, come se fosse lo scheletro di un organismo vivente; e si noti anche il raffinato trattamento dei conci bugnati dell’arco, che sono come sezionati da un piano parallelo a quello di facciata che ne taglia via, come fosse una pialla, la parte più esterna: ma ne emerge l’interno, liscio e di forma ellittica.

Si noti, proprio di fronte in piazza Simone Mosca, la Palazzina Orfei che, anche se rimaneggiata nei piani superiori nel primo Ottocento, presenta nel portale il segno della pratica compositiva di Ippolito Scalza, con modalità quasi identiche a quelle dello stesso Palazzo Guidoni, compresa la stesura piana della parte centrali dei conci in bugnato rustico.