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18. Palazzo Crispo Marsciano

Il Palazzo Crispo nacque da un progetto del 1540 di Antonio da Sangallo il Giovane (Uffizi, A 960v): progetto caratterizzato dall'uso del travertino per gli elementi architettonici principali, in antitesi con la norma orvietana che vedeva il basalto come pietra "principe". Notevole l’impianto a C, unico ad Orvieto, con apertura verso il panorama del fronte posteriore, a due livelli di loggiati. Il palazzo fu condotto, probabilmente da Raffaello da Montelupo, obbedendo al consueto concetto del Sangallo di porre un’alta zona piena sopra le finestre, semplici e lineari; ma la costruzione si bloccò al solo piano terreno.

Il palazzo appare infatti incompleto nella pianta prospettica di Orvieto realizzata proprio dallo Scalza intorno al 1564, dove è rappresentato in forma schematica e senza l’ala dello scalone (cioè l’ala sulla destra della facciata di piazza Marconi). Acquistato nel 1582 dalla famiglia Marsciano, su incarico di questa Ippolito Scalza vi mise mano tra il 1582 e il 1586, con tre interventi che ne definirono il carattere: i piani successivi al terreno, il cornicione di coronamento e il fronte posteriore. Il primo piano è strettamente conforme al metodo dello Scalza: finestre con marcapiano e marcadavanzale ritmati dai parapetti con specchiatura centrale, e ribattitura (o meglio duplicazione in profondità) della mostra della finestre. Il secondo piano del prospetto è piccolo e basso, con minute finestre quadrate e tutto lo spazio viene concluso da un cornicione complicato e nuovo dove si svolge una doppia serie di mensole orizzontali e verticali, forte nello sbalzo e deciso negli elementi.

Il balcone fu inserito sopra il portale già in opera, con particolare eleganza e indulgendo anche in un artificio (alla Giulio Romano): cioè, per sorreggere il balcone, Scalza fa scivolare due triglifi del fregio già realizzato, e ad essi sovrappone due grosse mensole strigilate anch’esse a triglifo; la mensola centrale, invece del triglifo scivolato, è retta da un peduccio con due volute laterali che si accartocciano cedevoli sotto il peso. Le finestre del secondo livello sono distribuite con i timpani alternativamente curvilinei e triangolari, come nel piano terreno del Palazzo Clementini.

La mano dello Scalza ritorna all'ultimo piano del prospetto posteriore dove sopra i due ordini di logge sangallesche si sovrappone un alternarsi complicato di finestre circolari e rettangolari che imitano un motivo a serliana con vivo senso di movimento in una massa scolpita da riquadri: soluzione che alleggerisce il prospetto, aprendolo alla luce e al paesaggio.