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13. Chiostro di San Francesco

 

Lo Scalza, dopo il 1586, fu l'artefice della "modernizzazione" del convento di S. Francesco dei frati minori conventuali, tra i quali è documentata, verso il 1585, la presenza del frate Girolamo Scalza, probabile parente di Ippolito, che potrebbe aver favorito la scelta dell’architetto. Accanto all'enorme chiesa mendicante, anche il convento è di dimensioni notevoli: lo Scalza incentrò percorsi e distribuzione a partire dal chiostro, sviluppando le ali del convento secondo assi ben percepibili dall'esterno anche attraverso le tipologie delle finestre.

Il chiostro si addossa alla destra della grande chiesa mendicante, e sul suo percorso anulare a piano terra innesta direttamente i due ingressi, quello sulla piazza e quello posteriore proprio in corrispondenza al lato adiacente alla chiesa. Il collegamento verticale è tuttavia riferito al secondo ingresso, determinando una differenziazione di accessi e di distribuzione per i due piani.

Lo Scalza usa nel chiostro elementi architettonici cinquecenteschi molto semplici, forse per sottolineare la semplicità dell’ordine monastico: il loggiato inferiore (oggi chiuso con vetrate per permettere una adeguata distribuzione interna tra i vari locali del piano terreno della biblioteca) è diviso in campate con volte a crociera ribassate, delimitate da maschi murari che verso il chiostro sono risolti in lesene di ordine tuscanico impostate su una base piuttosto alta, che si piegano a libretto nelle angolate e che inquadrano un ordine secondario su cui si impostano le arcate.

Qui gli alzati delle lesene e gli archi sono in mattoni, mentre basi e colonne sono in stucco, trattato con intonaco e tinteggiatura a fingere la pietra basaltica grigia. Invece, sul lato interno del corridoio, tali maschi murari sono divisi in due da una specchiatura per alleggerirne il volume. Il trattamento del livello inferiore del chiostro è costante per i quattro lati, ma al livello superiore Scalza introduce una netta diversificazione: il lato addossato alla chiesa e quello opposto hanno semplici finestre, mentre i rimanenti due sono trattati a loggia, con paraste che inquadrano archi ribassati, oggi tamponati.

Tutto questo secondo livello appare come compresso in altezza, grazie sia agli archi ribassati che all’altezza non canonica delle paraste, cioè minore di quanto di solito stabilito dalle regole dell’ordine architettonico, sia per il fatto che le modanature superiori degli archi si sovrappongono alla base della cornice, che si allarga in corrispondenza dei capitelli. Di particolare interesse è la sala del refettorio maggiore, oggi sala centrale della Biblioteca Comunale "Luigi Fumi", che corre parallelamente al prospetto verso la rupe, coperta da volta a botte ribassata con testate di padiglione.