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12. Palazzo Monaldeschi

Nel secolo XVI le due figure più importanti della famiglia Monaldeschi della Cervara furono due fratelli, Monaldo e Sforza, il primo colto umanista che diventerà lo storico ufficiale della città, e il secondo uomo d'arme che si distinse brillantemente come condottiero di ventura e come viceduca del ducato farnesiano di Castro. Quando Sforza si ritirò a vita privata, si fece costruire due bellissimi edifici: il primo nella città di Orvieto ed il secondo a Torre Alfina. Per il progetto della residenza orvietana, verso il 1548-50 Sforza Monaldeschi si servì del migliore architetto che operava allora in Orvieto, il fiorentino Simone Mosca allora capomaestro del Duomo.

Il palazzo, nel suo aspetto generale e nelle scelte dei partiti architettonici, è quindi un progetto del Mosca completato da Ippolito Scalza dal 1572-75. Prima di tutto, va osservato che il palazzo è il solo esempio di architettura civile in Orvieto ove appare la geometria regolare della tipologia a corte interna circondata dal costruito: scelta forse determinata dall’adattamento a preesistenze, e infatti l’impianto a corte rettangolare del Mosca si adatta elasticamente ai fili stradali. Simone Mosca morì nel 1554 e per quell’anno sembra che il palazzo non fosse terminato. Intervenne poi Ippolito Scalza che completò le finestre nel 1572 e il soffitto del salone nel 1574.

Il portale principale è di mano di Simone Mosca: questa è ben riconoscibile dall'uso dei lisci volumi delle due semicolonne sovrastate, dalle doppie mensole ribattute su ogni angolo del balcone, elemento tipicamente fiorentino che si ritrova anche nel palazzo degli Uffizi. È costruito secondo una netta gerarchia degli elementi: superficie di fondo trattata a leggero bugnato in contrasto con la chiarezza di tutti gli elementi architettonici più esterni; nella composizione dell’arcata del portale Simone Mosca introduce uno sguincio verso sinistra (guardandolo) in modo da tentare un allineamento con lo spazio della piazza antistante. Dello Scalza e forse del pittore Cesare Nebbia è la regìa della sala principale al piano nobile, detta della Caminata, caratterizzata da un programma iconografico complesso dove le raffigurazioni della famiglia Monaldeschi si integrano con i segni zodiacali e momenti della storia civile e mitologica, in sottili interrelazioni atte a celebrare i fasti della famiglia. È uno dei cicli più interessanti e meglio conservati tra quelli dei palazzi privati orvietani. Di mano dello Scalza è il camino monumentale. Al centro del soffitto, sorretto da due putti alati, si noti come allo stemma dei Monaldeschi della Cervara sia sovrapposta l’aquila nera dell’arme dei conti di Marsciano, divenuti proprietari del palazzo nel XVII secolo. Le pareti sono organizzate con un'inquadratura architettonica dipinta a colonne binate viste in prospettiva, tra le quali vi sono statue anch'esse dipinte in monocromo. Tra i gruppi di colonne, sopra porte e finestre, riquadri-quadri (appesi a chiodi) raffiguranti momenti di storia antica e contemporanea, nei quali appare il personaggio di Sforza.

L’edificio è stata recente sede dell’Istituto Statale d’Arte, mentre allo stato attuale non ricopre alcuna funzione, e si trova in difficili condizioni conservative.