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11. Palazzo Gualterio

 

Il riferimento a Ippolito Scalza, per quanto riguarda il Palazzo Gualterio, non è diretto ma è frutto di una operazione molto spregiudicata effettuata dalla famiglia Gualterio, che traslò alla fine del ‘700 il portale oggi sull’ingresso nella piazza da un altro palazzo di sua proprietà, il Palazzo Buzi (n. 17), appunto realizzato dallo Scalza, perché pensava che nella stretta via Soliana non potesse avere la giusta luce e prospettiva (su Palazzo Buzi andò il semplice portale che invece si trovava nel Palazzo Gualterio, opera probabile di Simone Mosca).

Ma l’operazione non fu indolore: la parte basamentale fu sacrificata per adattarla alla nuova dimensione, e comunque si nota subito come si tratti di una forzatura: le finestre a fianco del portale sono troppo vicine, ed anche la cornice marcapiano si trova ad un’altezza incongrua rispetto al portale. Il portale è progettato secondo l’usuale metodo compositivo dello Scalza: partendo dagli elementi canonici dell’ordine architettonico, li squaderna e successivamente li ricompone anche con l’inserzione di elementi nuovi, come il sistema di raccordo con il balcone, molto curato: tra piedritto a bugne e conci dell’arco (a bugne anch’essi) vi è una cornice liscia che diventa il culmine di un triglifo che si imposta sul pilastro a erma, e che superiormente diviene una prima mensola antropomorfa a voluta (davvero geniale il tentativo di trasformare gli elementi nei tratti di un volto umano) e poi una seconda mensola che, insieme ad una di diversa forma al centro, sostiene finalmente il semplicissimo balcone.

Da notare l’elemento michelangiolesco del panno appeso sotto i triglifi laterali: è una citazione da Porta Pia a Roma. Lo Scalza ovviamente non si muove come Michelangelo che fonde più elementi del canone architettonico in un unicum talvolta indecrittabile, ma procede per operazioni additive e paratattiche: un sistema ancora manieristico, ma che rappresenta un primo passo del percorso che compiranno i grandi architetti barocchi.