Siete qui:

  1. Home
  2. > IV Centenario della morte di...
  3. > 08. Casa di Ippolito Scalza

08. Casa di Ippolito Scalza

Qui l’architetto ebbe casa e studio professionale, e qui morì. È un palazzetto a doppio portale simmetrico, per gli ingressi separati all’abitazione e alla bottega; dalle sue finestre, l'architetto poteva veder due sue opere, entrambe (allora) incompiute: il Palazzo Clementini e la chiesa dell'Annunziata.

Il palazzetto, poi Raffaelli, fu identificato come Casa dello Scalza dallo storico Pericle Perali sulla scorta di alcuni documenti notarili. Nei portali emerge quella che è forse la più interessante invenzione del manierismo orvietano e cioè il tema decorativo usato ad Orvieto e nel territorio circostante fino a tutto il 1600, e cioè la mensola posta come chiave di volta di un portale bugnato ad arco, tema che fu già impiegato da Giuliano da Sangallo. In realtà è un elemento decontestualizzato, in quanto non regge più una trabeazione superiore ma fuoriesce dal giro delle bugne in maniera isolata con l'abaco che non sorregge nulla (tranne quando sarà chiamato a portare il balcone sovrastante come nei palazzi Guidoni e Gualterio, opere dello Scalza). L’elemento nasceva a Firenze come un tentativo manierista di uscire dal rigido vocabolario classicista, manifestandosi con impreviste traslazioni di significato: lo Scalza fece suo questo metodo, che ritroviamo in molte opere architettoniche di Michelangelo. Nei due portali della propria casa lo Scalza impreziosisce la composizione attraverso il contrasto cromatico tra la scura pietra basaltina usata nelle basi, nei capitelli d'imposta e nella citata mensola in chiave, e il travertino nel bugnato. Era forse un segnale per indicare che quella era la casa di uno scultore che aveva una grande dimestichezza con l'uso delle pietre di diversa natura?