Siete qui:

  1. Home
  2. > IV Centenario della morte di...
  3. > 03. Palazzo del Comune e Pozzo...

03. Palazzo del Comune e Pozzo di Piazza dell'Erba

Il Palazzo Comunale di Orvieto è una struttura del XIII sec., tipico palazzo pubblico in Italia centrale, con loggiato aperto a pian terreno e grande sala comune al livello superiore. L'intervento di Ippolito Scalza mantenne, nelle linee generali, la tipologia medievale, ma divise in due il salone superiore e trasformò tutti gli elementi architettonici in segni rinascimentali: sia nel rivestimento della loggia inferiore, ma specialmente nel piano nobile trattato in maniera "eroica", alla michelangiolesca, cioè inserendo finestre di forte impatto plastico dove attorno ai timpani, alternativamente circolari e triangolari e sollevati con l'inserto di mensole, si attorcigliano cartocci modellati come stucchi.

È sicuramente il risultato più compiuto della carriera di architetto dello Scalza: l’interesse del suo intervento sta nel fatto che, pur partendo da un complesso medievale, realizza un esempio di tipologia nuova di palazzo pubblico rinascimentale che non si confonde con lo schema del palazzo privato, cosa che ad esempio il Vignola non era riuscito ad ottenere. Ci è giunto il disegno architettonico del suo progetto (1573), unico nel campo dell’architettura civile mentre conosciamo molti suoi progetti per il Duomo: nel progetto Scalza allungava il palazzo medievale verso destra, portando il nuovo asse di simmetria non più in corrispondenza del voltone medievale passante, ma due campate più a destra, in modo che da cinque queste sarebbero diventate undici in modo da comprendere tutto il lato lungo della piazza.

A sottolineare il nuovo asse di simmetria, introduce una sorta di arco trionfale avanzato rispetto al fili degli archi del loggiato, realizzato con colonne binate la cui importanza è ingigantita dal fatto che sorgono da un basamento e che oltre al capitello portano un pezzo di trabeazione. Su questa sorta di baldacchino aggettante anche il parapetto sovrastante si estroflette, creando un vero e proprio balcone centrale. Il progetto fu realizzato solo per le sette campate originarie, e sulla destra si nota come dell'ottava arcata sia rimasta la sola imposta. Da notare anche come, per accompagnare la leggera pendenza della piazza verso destra, abbia inserito dei basamenti progressivamente più alti che fungono da sedili. Tutta questa zona inferiore è realizzata in basalto, per accentuare i profondi chiaroscuri delle arcate; invece il prospetto della parte arretrata è giocato sul contrasto tra intonaco chiaro e mostre delle finestre in basalto scuro, senza l'interposizione di fasce marcapiano. Qui concentra tutte le sue possibilità di architetto-scultore: queste finestre sono l'elemento che più avvicina il nostro architetto a Michelangelo per la concezione antropomorfa di un'energia inespressa che viene proiettata violentemente a modificare le forme rinascimentali delle finestre. Usa elementi staccati dal contesto del canone architettonico, come ad esempio i triglifi che divengono mensole, ed in pratica raddoppiando le mostre, come inserendone una dentro l’altra: la mostra interna si protende verso l’esterno ed è accompagnata da una ribattitura laterale con mensole di profilo; il motivo superiore delle mensole a triglifo si stacca del tutto dall’incorniciatura sottostante per sorreggere un rilevato frontone spezzato.

Collegato al Palazzo è il Pozzo, anch’esso opera dello Scalza, che si trova nell’adiacente Piazza dell’Erba. Il suo posizionamento attuale è il frutto di uno spostamento avvenuto nel 1924: il sito originario era infatti il livello superiore del giardino posteriore del Palazzo Comunale ed afferiva ad una cisterna che permetteva l'approvvigionamento dell'acqua anche per gli utenti del livello superiore del palazzo stesso. Oggi in realtà non corrisponde a nessuna cisterna. Pur nel continuo peggiorare delle sue condizioni conservative, è un interessante esempio della tipologia di pozzo rinascimentale con vera ottagonale polilobata, doppia colonna a reggere la trabeazione dove innestare le carrucole: i due risalti laterali che fungono da base alle colonne conferiscono alla vera un raffinato contorno mistilineo nel quale trovano collocazione i quattro stemmi dei quartieri di Orvieto. È interessante paragonare questo pozzo a quello, realizzato dallo scultore Curzio Testasecca su incarico dello stesso Scalza, che è posizionato al centro del chiostro del convento di S. Francesco: anch’esso a pianta ottagonale, è accumunato a quello di Piazza dell’Erba dall’uso di profili modanati che trasformano la vera in una elegante tazza scultorea impreziosita dalla virtuosistica tornitura del volume.