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02. Palazzo Caravajal

Il Palazzo Caravajal è legato al nome del cardinale Caravajal de Caravajal Simoncelli, vescovo di Sovana dal 1535 al 1596, appartenente ad una famiglia spagnola giunta in Orvieto ai tempi del cardinale Egidio de Albornoz (1365 circa). L'intervento di Ippolito Scalza su questo palazzo fu di ricomposizione immobiliare, cioè di fusione di più corpi di fabbrica preesistenti ed afferenti ad una corte comitale medievale fortificata dai Filippeschi, che l’architetto integrò per formare sul lato interno una corte a C aperta verso la rupe sottostante e sulle colline a ovest della città. Che si tratti di una ricomposizione immobiliare è evidente dal fatto che tra il filo della facciata e quello dell’asse di penetrazione esiste un fortissimo disassamento dall’ortogonalità, che in parte è assorbito visivamente nel prolungato androne voltato a botte nella campata centrale e a crociera nelle due laterali.

Questo androne, in maniera quindi quasi teatrale, si trasforma in un’immagine grandiosa, per creare una sorta di doppia quinta al giardino. Il livello inferiore della facciata, che è chiuso da due cantonali bugnati e da una semplice cornice, ha di interessante il portale, tipicamente scalziano per l'uso del motivo della conchiglia che sostituisce il mensolone centrale di appoggio del balcone: Scalza la rovescia e la unisce a dei cartocci laterali (tipici del suo linguaggio, e che ricordano simili invenzioni del Buontalenti) in una sorta di magmatica trasformazione di quello che dovrebbe essere l’architrave principale della porta.

Al di sotto di questo introduce una quinta orizzontale di andamento mistilineo derivato da quello di due mensole accoppiate viste di profilo, che lo avvicina all’immagine di una tenda, a maggiore dimostrazione del motto che lì compare: Portus non porta, boni non mali, quasi un biglietto di benvenuto del proprietario. Di tutti i portali del nostro architetto-scultore, è sicuramente quello più complesso grazie ad una composizione che ha saltato i passaggi dell’architettura classica per avvicinarsi decisamente al sentire barocco, cioè una visione di masse che si deformano, si contraggono e sovrappongono per rispondere a campi di energia interni. Tornando alle iscrizioni, un po’ tutta la facciata si trasforma in una sinossi etica: nella cornice marcapiano, a sinistra, si ribadisce lo scopo del palazzo: Caravajal de Caravajal por comodidad de sus amigos padron. Anche tutte le finestre del piano nobile, nel fregio in luogo del solita indicazione gentilizia, contengono motti latini che si riferiscono alla semplicità ed integrità di una vita serena.